Roseto Valfortore si prepara ad accogliere una nuova esperienza di ricerca e sperimentazione teatrale. Dal 1° al 14 novembre, Asteria Guest&Artist House ospiterà la compagnia RI.TE.NA. Teatro, impegnata in una residenza artistica dedicata a “NOUR”, progetto teatrale scritto e interpretato da Maria Claudia Pesapane, con la regia e l’adattamento testuale di Fabio Di Gesto.
La residenza si inserisce nel percorso di Asteria Guest&Artist House, progetto a cura di Asteria Space e vincitore del bando regionale Luoghi Comuni della Regione Puglia, nato con l’obiettivo di trasformare uno spazio nel cuore dei Monti Dauni in un luogo di incontro, produzione culturale, ospitalità e confronto tra artisti e comunità. Un presidio creativo in cui il territorio diventa parte integrante dei processi artistici e in cui la permanenza degli artisti rappresenta un’occasione per generare nuove relazioni, immaginari e possibilità di condivisione.
“NOUR”: una storia personale che diventa riflessione universale
In arabo Nour significa “Speranza”. Ed è proprio intorno a questa parola che prende forma il progetto teatrale di Maria Claudia Pesapane, una storia che affonda le radici in un’esperienza autobiografica e si apre a interrogativi universali sul significato della libertà, dell’amore e della possibilità di scegliere il proprio destino.
Al centro dello spettacolo c’è Claudia, una donna europea che, spinta dalla curiosità e dal desiderio di conoscere il mondo, si trasferisce in un Paese a maggioranza islamica. Qui incontra Adham, un uomo musulmano di cui si innamora profondamente. Quella che inizialmente sembra una storia d’amore capace di superare ogni differenza si trasforma progressivamente in un viaggio dentro un universo culturale e religioso complesso, fatto di incontri, contraddizioni, rinunce e trasformazioni.
Per amore, Claudia decide di avvicinarsi all’Islam, fino a mettere in discussione e quasi abbandonare la propria identità. Ma il rapporto con Adham e il confronto con le regole della sua cultura diventano sempre più difficili. Il momento decisivo arriva con una gravidanza: la paura che la figlia possa crescere in un contesto nel quale le sue possibilità di scelta siano limitate porta Claudia a interrogarsi sul valore della libertà individuale e a prendere una decisione dolorosa.
“NOUR” nasce dunque da una vicenda intima, ma non vuole essere soltanto una testimonianza personale. Attraverso il teatro, la storia diventa occasione per interrogarsi sui pregiudizi culturali, sul rapporto tra Occidente e mondo islamico e sulla tendenza a considerare la propria cultura come misura assoluta di tutte le altre.
Come racconta la stessa autrice, il suo rapporto con il mondo arabo-islamico è nato molto prima dell’esperienza sentimentale che ha ispirato lo spettacolo, alimentato fin dall’infanzia dai racconti e dai libri condivisi con la madre. Un legame profondo che ha trovato nella vita e nell’incontro con l’altro una dimensione concreta, trasformandosi in un percorso di conoscenza e messa in discussione delle proprie convinzioni.
Dal pregiudizio all’ascolto: la ricerca teatrale
Il lavoro di costruzione dello spettacolo, guidato da Fabio Di Gesto, è stato accompagnato da un articolato percorso di approfondimento sulla cultura islamica e sulle condizioni delle donne in alcuni contesti segnati dal fondamentalismo religioso e politico.
La compagnia ha scelto di affrontare la materia evitando semplificazioni e letture ideologiche, attraverso incontri con giornalisti, attiviste, donne convertite all’Islam e rappresentanti della comunità musulmana. Durante una precedente residenza presso La Contrada – Teatro Stabile di Trieste, il gruppo ha avuto modo di confrontarsi, tra gli altri, con la giornalista di guerra Barbara Schiavulli, con l’artista iraniana Servenaz Forghani e con Flavia Mariani, presidente dell’associazione NOVE Caring Humans, approfondendo anche la condizione delle donne in Afghanistan e le conseguenze delle politiche talebane.
Un percorso di ricerca che ha progressivamente ampliato lo sguardo dello spettacolo: da una vicenda che inizialmente poteva sembrare un’accusa a una cultura e a un sistema di regole, è emersa una riflessione più ampia sui nostri stessi pregiudizi, sulla presunta superiorità della cultura occidentale e sulle differenti interpretazioni del concetto di libertà.
«Claudia diventa simbolo della resilienza umana, della forza di continuare a parlare, a ricordare e a sperare», scrive Fabio Di Gesto nelle note di regia.
Anche l’impianto scenico riflette questa ricerca. Ispirandosi a “Giorni felici” di Samuel Beckett, il regista immagina una donna intrappolata non dalla terra, come il personaggio di Winnie, ma da un niqab, dal quale lentamente affonda e riemerge. Una figura che cerca di conservare una parvenza di normalità, parlando, ricordando e cercando continuamente un contatto con il mondo esterno.
La ricerca di RI.TE.NA. Teatro guarda inoltre alla possibilità di ampliare lo spazio della rappresentazione, dando voce ad artiste e attiviste afghane e iraniane attraverso una dimensione che possa andare oltre il tradizionale rapporto tra palcoscenico e pubblico. L’idea è quella di trasformare la conclusione dello spettacolo in uno spazio di testimonianza e ascolto, nel quale le parole di altre donne possano trovare posto e diventare parte integrante dell’esperienza teatrale.

Roseto Valfortore, un luogo in cui la ricerca incontra il paesaggio
La scelta di Roseto Valfortore come luogo di residenza non è casuale. Per Maria Claudia Pesapane, lavorare a “NOUR” in un piccolo borgo dei Monti Dauni significa entrare in una dimensione capace di favorire la concentrazione, l’ascolto e l’approfondimento.
«Scegliere Roseto Valfortore per lavorare su Nour è un atto di ricerca che si fa spazio nell’intimità del borgo, lontano dalle interferenze del mondo contemporaneo. La sua solitudine, sospesa tra i Monti Dauni, offre un contrasto potente con la complessità della storia che intendo raccontare, un confronto tra la tradizione e la libertà».
Il paesaggio, il silenzio e il tempo dilatato del borgo diventano così elementi che accompagnano il processo creativo, offrendo un contesto suggestivo nel quale esplorare il conflitto tra identità culturale e desiderio di cambiamento. Una relazione tra luogo e creazione artistica che rappresenta uno degli elementi centrali della filosofia di Asteria Guest&Artist House: non semplicemente ospitare artisti, ma offrire loro uno spazio in cui il territorio possa diventare interlocutore, fonte di ispirazione e parte attiva della ricerca.
L’appuntamento con il pubblico
La residenza si concluderà il 14 novembre con una restituzione pubblica del lavoro, un momento di incontro nel quale la compagnia condividerà con la comunità il percorso di ricerca e le esperienze maturate durante le due settimane trascorse a Roseto Valfortore.
La restituzione rappresenterà un’occasione per avvicinarsi al processo creativo di “NOUR”, conoscere da vicino il lavoro degli artisti e partecipare a una riflessione collettiva sui temi che attraversano lo spettacolo. Perché il senso di una residenza artistica non si esaurisce nella produzione di un’opera, ma vive anche nella possibilità di aprire il processo creativo al confronto, rendendo il pubblico parte di un’esperienza culturale condivisa.
Con l’arrivo di RI.TE.NA. Teatro, Asteria Guest&Artist House rinnova così il proprio impegno nella costruzione di uno spazio dedicato alla ricerca artistica contemporanea, dove il dialogo tra linguaggi, persone e territori possa generare nuove prospettive. A Roseto Valfortore, per due settimane, il teatro incontrerà il paesaggio e una storia personale diventerà occasione per interrogarsi su questioni che riguardano tutti: la libertà, il rispetto delle differenze e il diritto di ogni essere umano di scegliere il proprio futuro.
RI.TE.NA. Teatro: una ricerca tra tradizione e contemporaneità
Fondata nel 2019 da Maria Claudia Pesapane e Fabio Di Gesto, RI.TE.NA. (Ricerca Teatrale Napoletana) è un’associazione culturale under 35 nata dall’incontro di due artisti provenienti da esperienze teatrali differenti e accomunati dal desiderio di coltivare un’idea di teatro fondata sulla ricerca, sull’approfondimento e sulla libertà espressiva. Il lavoro della compagnia attraversa la tradizione, riletta attraverso la riscrittura dei classici, e si confronta con il teatro moderno e contemporaneo, dando vita a percorsi di studio, condivisione e sperimentazione scenica. Nel repertorio figurano produzioni come “‘A Jetteca”, liberamente ispirato a “Yerma” di Federico García Lorca, “‘E Cammarere”, da “Le serve” di Jean Genet, “‘E Ssanzare”, da “Il malinteso” di Albert Camus, presentato al Napoli Teatro Festival 2020, “Interrogatorio a Maria” di Giovanni Testori e “Io sono Plurale”, liberamente ispirato a “Diatriba d’amore contro un uomo seduto” di Gabriel García Márquez. Nel corso degli anni RI.TE.NA. Teatro ha ottenuto importanti riconoscimenti e partecipazioni a festival e rassegne nazionali. Tra i traguardi più significativi, la vittoria al Roma Fringe Festival 2020 con “‘E Cammarere”, premiato per la miglior regia e la migliore attrice, il Premio Intransito – Genova Creativa 2021 e il Premio per la miglior regia al Premio Teatrale Nazionale Calandra, sempre con lo stesso spettacolo. La compagnia ha inoltre conquistato il Contest Solitaria 2024 di Nasca il Teatro con “NOUR”, è stata finalista al Premio Giovani Realtà del Teatro 2024 di Udine con il medesimo spettacolo e ha partecipato al progetto VETTORI della Contrada – Teatro Stabile di Trieste, come compagnia ospite in residenza. Un percorso che testimonia la vitalità di una realtà indipendente attenta alla sperimentazione e alla qualità della ricerca, capace di costruire nel tempo una propria identità artistica e di confrontarsi con importanti contesti teatrali nazionali.

